domenica 18 novembre 2018


Alfa Romeo
Aziende e organizzazioni > Marchio
 
L'Alfa nei cieli


Redazione Online

Martedì 1° novembre 1910 un velivolo biplano sperimentale, progettato e costruito da Antonio Santoni e Nino Franchini, effettua il suo primo volo decollando dalla Piazza d'Armi di Milano, una zona tra Baggio e l'area dove ora sorge lo stadio calcistico di San Siro. È spinto da un motore automobilistico dell'Alfa 24 HP adattato e depotenziato a 36 CV. Nasce così, a pochi mesi dalla fondazione dell'Azienda, avvenuta il 24 giugno, un connubio Alfa-aviazione che segnerà importanti tappe per la storia della casa del Portello.

È però con l'avvento della prima guerra mondiale che l'Alfa Romeo si dedica con successo ai motori d'aereo. Nel 1917 ottiene una commessa per la costruzione, su licenza Isotta Fraschini, di 300 motori a sei cilindri, destinati ad aerei da bombardamento. Due anni dopo, l'Alfa Romeo presenta il prototipo di un motore che desta grande interesse: si tratta di un dodici cilindri a V con una potenza di 600 CV. Nel 1924 Nicola Romeo ottiene la licenza per costruire il motore inglese Bristol Jupiter, un nove cilindri a stella con raffreddamento ad aria che conquisterà il 22 dicembre 1928 il record di altezza con Renato Donati. Un'altra importante licenza per l'Alfa Romeo è quella per la realizzazione dei motori Lynx della Armstrong Siddley e Mercury, sette e nove cilindri raffreddati ad aria.

L'Alfa s'interessa anche agli aerei da turismo. È del 1930 l'accordo per installare su un Caproni 100 un motore automobilistico della 6C 1750 adattato, che - pilotato dal colonnello Velardi - si metterà in evidenza nel 2° Giro aereo d'Italia del 1931.

Nel 1932, con Vittorio Jano, nasce il primo motore d'aviazione interamente progettato dall'Alfa. È il D2, un nove cilindri a stella da 240 CV che verrà costruito in tre versioni: normale, con riduttore e con riduttore e compressore insieme. Questi motori, funzionali e tecnologicamente avanzati, equipaggeranno i Caproni 101.

Sotto la guida di Ugo Gobbato vengono prodotti anche grandi motori aeronautici, le cui caratteristiche generali risentono dell'esperienza fatta con Jupiter e Pegasus, ma che risulteranno più affidabili. Sono gli Alfa 125, 126, 130, 128, 129 e 135, montati sulla maggior parte dei bombardieri italiani prodotti nel periodo 1939-1940.

Altro propulsore importante è l'Alfa 125, uno stellare a nove cilindri con riduttore e compressore, che sviluppa 635 CV. Viene adottato da molti aerei da trasporto e, in particolare, sul bombardiere S. 81 A 125 "Pipistrello".

Il 24 settembre 1935 l'aereo "Sparviero" mosso da tre motori stellari Alfa 125, potenziati a 750 CV, batte tutti i primati di velocità su circuito chiuso di mille e duemila chilometri, raggiungendo - rispettivamente - la velocità di 380 e 390 km/h. Segue l'Alfa 126 che è installato sull'intera prima serie dello "S.79", celebre e versatile bombardiere e aereosilurante della guerra mediterranea.

Le prove pratiche e il duro banco prova della guerra hanno portato in primo piano i motori Alfa Romeo tanto che l'Ala Vittoria, la compagnia di bandiera dell'epoca, sostituisce i suoi "879" civili, i Wright Cyclone americani, con i 125 e 126 dell'Alfa, più affidabili e dal consumo minore. Gran parte al successo di questi motori è dovuto anche ai raffinati e avanzati materiali usati per realizzarli. Il più celebre "Duralfa", la lega di alluminio prodotta dal laboratorio metallurgico del Portello, con la quale si costruiscono le eliche, i pistoni, le teste cilindri, le bielle e le incastellature dei motori stellari.

Nel 1937 un "Idro Cant Zapata 506", grande trimotore militare equipaggiato con un Alfa 126, batte una serie di primati di velocità con carico; mentre l'S 82, più noto come "Marsupiale", si distingue in molte imprese belliche.

La guerra mondiale è ormai vicina e l'Alfa in campo aeronautico ha fatto passi da gigante. Con i suoi motori Alfa 126, 127 e 128 detiene ben tredici record mondiali per idrovolanti e aeroplani: di velocità, altezza e distanza. Uno dei più noti motori è l'Alfa 135 RC 32, un 18 cilindri a doppia stella che sviluppa l'eccezionale potenza di quasi 2000 CV. Ne saranno costruiti 150 esemplari destinati ad esperienze avanzate sui grandi bombardieri tedeschi "Condor".

Finite le ostilità, l'Alfa Romeo deve fare i conti con i gravi danni subiti e l'attività più colpita risulta la parte aeronautica, sia al Portello sia nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Ma lo spirito di riscossa, unito a un notevole attaccamento al Marchio da parte di tutte le maestranze fanno miracoli. Nel dopoguerra nascono, così, il 110 e 115, un quattro e un sei cilindri raffreddati ad aria con potenza, rispettivamente, di 120 e 190 CV, che sono destinati al mercato avio leggero dei voli privati.

Anche la Fiat si accorge dell'affidabilità dei motori Alfa Romeo, tanto che nel 1948 installa sui suoi G 46 da addestramento l'Alfa 115 potenziato a 231 CV e sul G 212 l'Alfa 131 in sostituzione del Pratt-Wittney.

Sotto l'aspetto pubblicitario e d'immagine, rimane di sicuro effetto il raid di Bonzi e Lualdi che, nel 1949, attraversano senza radio a bordo l'Atlantico del Sud, con un balzo di 15.000 chilometri da Milano a Buenos Aires, realizzato in diciannove ore. Il velivolo impiegato è "L'Angelo dei Bimbi", un Girfalco S 101 equipaggiato con motore Alfa 110 Ter, dotato di elica a passo variabile. Lo stesso velivolo, pilotato ancora da Lualdi, compirà nel 1953 la trasvolata artica.

Con l'inizio degli anni Sessanta l'attività aeronautica di Pomigliano si indirizza su commesse per la revisione di grandi motori d'aviazione e la costruzione di parti di ricambio. Tra i clienti principali: l'Aeronautica Militare Italiana con gli aviogetti F 104 e G 91, quella norvegese con i motori Curtiss-Wright, l'Alitalia con i famosi DC 8 e Caravelle e la General Electric, con la quale l'Alfa partecipa alla costruzione di un grosso turbogetto europeo. Nel 1968, al Salone Internazionale dell'Aeronautica a Le Bourget, l'Alfa Romeo si presenta con un suo stand pubblicizzando i ben diciassette tipi diversi di motori a turbina revisionati. Due anni più tardi, a Parigi, espone un motore J 85-13 A di sua costruzione, oltre che componenti dei motori General Electric J 79-19 e CF 6.

In questi anni il nome Alfa significa serietà e alta tecnologia e i principali clienti che si affidano alle sue revisioni e costruzioni sono: Alitalia, Ati, Itavia, Alisarda, Vip-Air, Aeronautica Militare, Forze Armate, Rolls Royce e Augusta per gli elicotteri. Nel 1978 l'Alfa Romeo firma un accordo con la General Electric per la partecipazione allo sviluppo e alla produzione di un nuovo motore, ad alto rapporto di diluizione: il CF6-32. L'anno successivo nasce l'AR 318 di 600 CV che rappresenta il primo motore a turbina realizzato in Italia e viene impiegato su un aereo Beechcraft King Air. Negli anni Ottanta lo stabilimento Avio di Pomigliano raggiunge un buon volume di attività (duemila unità nell'arco dei 12 mesi) e nei suoi reparti si concentrano le revisioni di molti motori con turbina a gas. E con le maestranze napoletane dell'Alfa collaborano tecnici della General Electric, della Pratt & Witney e della Rolls Royce. Nel 1981 l'Alfa Romeo Avio, in collaborazione con Oto Melara e Fiat Aviazione progetta, sviluppa e produce il missile supersonico di seconda generazione Otomach 2. Per una razionalizzazione delle divisioni industriali in seno all'IRI, l'Alfa Avio passa, progressivamente dal 1982 al 1986, sotto all'Aeritalia; e nel 1996 alla Fiat Avio, continuando e potenziando le proprie attività, soprattutto nel campo delle revisioni.